Costa Rica on the road itinerario

COSTA RICA ON THE ROAD: L’ITINERARIO DEL MIO VIAGGIO ALL’INSEGNA DELLA PURA VIDA

Mentre cerco ancora di riprendermi dal fuso orario e dallo shock di passare da un Paese incredibile come la Costa Rica a un paesino nella provincia milanese, vi racconto il mio itinerario nella "Pura Vida".

Questo viaggio on the road in Costa Rica non è uno di quelli che ho sognato per anni come nel caso del Messico. Ricordo esattamente il momento preciso in cui ho detto di voler andare là; ero su Google Maps e curiosavo tra Caraibi e Centro America quando mi ha colpita questo Paese che si affaccia sul due oceani.

E lì mi sono ricordata di una canzone di Ex Otago dal titolo “Costa Rica”; mio marito mi aveva tormentata per mesi facendomela sentire ogni volta che salivamo in auto, lui l’aveva scoperta perché suggerita da Spotify. Non poteva essere soltanto un caso. Io non credo nelle casualità quando ci sono troppe coincidenze, credo più nei segni che bisogna cogliere e seguire.

Ho aperto Instagram e ho fatto una rapida ricerca. Dopo cinque foto ho detto: ecco dove andrò il prossimo anno! Si perché ho iniziato a pensarci subito dopo l’estate del 2018. Io quando torno da un viaggio (in quel caso tornavo da due settimane tra Boston e New England) sconfiggo la malinconia pensando al successivo.

Così in pochi giorni avevo già in mano la Lonely Planet e un elenco delle tappe da fare con un’idea di itinerario e del tempo che mi serviva per vedere tutto. La cosa più bella del pianificare questo viaggio in Costa Rica è stato il non avere già stravisto e rivisto i luoghi più belli del Paese perché super inflazionato e promosso da tantissimi colleghi blogger negli ultimi mesi.

Costa Rica on the road itinerario
Chino Beach – Puerto Viejo de Talamanca

Intendiamoci, io segui vari travel blog e sono una risorsa preziosa per trovare l’ispirazione per la prossima meta e per informazioni utili e dritte che non si trovano sulle guide. Però anche i viaggi subiscono le “mode”; c’è stato il periodo della Thailandia ed erano tutti là (alla fine ci sono andata anche io!), poi quello dell’Indonesia (nel 2018 la popolazione di Bali probabilmente ha avuto un notevole incremento di blogger/instagramer/influencer).

Ma io che sono stata quattro volte in Corea del Sud e due a Boston, mentre la tendenza attuale più diffusa sui social è quella di fare più viaggi possibili anche se brevissimi e mettere l’ennesima bandierina sulla mappa appesa al muro, andrò contro tendenza. Il mio inizio di primavera non l’ho trascorso in Giappone per l’hanami bensì in Costa Rica.

Quindi per me è stato tutto una sorpresa, ogni tappa, ogni spiaggia, ogni cascata, ogni animaletto incontrato e fotografato. L’ultima volta che ho affrontato un viaggio senza aver già nella testa troppe immagini delle cose che avrei visto è stato quello alle Hawaii nel 2014. E non sono tornata affatto delusa.

Quindi finché la memoria è fresca, anche se la mente non lo è altrettanto per via del jet lag, condivido con voi l’itinerario che ho seguito per questo viaggio on the road in Costa Rica. In fondo al post trovate una mappa interattiva con le mie tappe principali e le cose che ho visto lungo la strada.

Costa Rica on the road itinerario
Foresta pluviale

Costa Rica: itinerario del mio viaggio on the road

Il viaggio è durato meno di due settimane, compresi ii voli; quindi direi che sono stata in Costa Rica una decina di giorni abbondanti. I voli andata e ritorno erano entrambi su San José, la capitale, dove non avevo particolari riferimenti su cose imperdibili da fare.

Sarei dovuta restare lì due mezze giornate ma all’arrivo ho perso un po’ di tempo tra l’acquisto della sim card locale (di solito la trovo in aeroporto ma in questo caso sono dovuta andare in un centro commerciale) e capire come funzionava dato che sia l’assistenza clienti al telefono (anche le istruzioni scritte) che la commessa parlavano solo spagnolo e io non so una parola e il ritiro dell’auto in affitto sono arrivata in hotel giusto in tempo per lasciare le valigie e uscire a cena sul presto, per poi crollare a letto alle 9.

Andata la prima mezza giornata, la mattinata successiva l’ho dedicata al Mercado Central, a un quartiere nel nord di San Josè dove ho anche pranzato e a un tour di street art in centro. Vi parlerò meglio di quello che ho visto, fotografato, comprato e mangiato nella capitale costaricense in un post apposito prossimamente.

Nel pomeriggio di questo secondo giorno sono partita in auto verso la costa orientale, quella affacciata sul Mar dei Caraibi: destinazione Puerto Viejo de Talamanca. Lì (per la precisione a Hone Creek) in 3 giorni mi sono goduta la pace della foresta pluviale nella quale era immersa la mia casetta in legno senza finestre; di notte potevo sentire i versi degli animali (soprattutto scimmie urlatrici e grilli) e il rumore della pioggia.

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Playa Negra – Costa caraibica

Ho anche visitato il paesino reggae di Puerto Viejo e i dintorni, alcune spiagge deliziose e selvagge come Chino Beach e Playa Negra e poi giù fino a Manzanillo. Ho fatto trekking nel fango all’interno della foresta, incontrato rane verdi fluo e altri minuscole rosse ma molto velenose, ho visitato il giardino botanico Finca la Isla e poi sono salita a nord fino a Cahuita.

Da lì sono tornata all’interno, al Vulcano Arenal. In Costa Rica ci sono parecchi vulcani ma non avendo un mese a disposizione ho dovuto fare una difficile scelta. Qui ho seguito un percorso non troppo impegnativo di alcuni chilometri attraverso la foresta fino alla colata lavica del 1993; quel che resta sono una serie di sassi anneriti sui quali si cammina per arrivare a un belvedere che regala la vista sull’Arenal, seppur con frequenti nuvole e nebbia a coprirne la sommità. Un giro veloce nella cittadina di La Fortuna e poi alla Catarata del Rio Fortuna, poi via verso Monteverde.

Lungo la strada mi sono presa il tempo per visitare il Parco del Vulcano Tenorio; al suo interno la celebre e super instagrammata Catarata del Rio Celeste, un vero spettacolo della natura (se avete visto le mie Storie, ancora in evidenza, o ci siete stati capite bene di cosa parlo). Anche qui chilometri di trekking nella foresta, lungo un percorso più impegnativo perché in salita e con il fango dato il clima molto umido della zona e con frequenti piogge.

Ho proseguito costeggiando in auto il Lago Arenal fermandomi a scattare foto ad animali, paesaggi, al piccolo paesino coloratissimo di San Raphael e poi al tramonto e alle pale eoliche. Arrivata a destinazione ho cenato in un famoso ristorante in centro a Santa Elena, paesino nei pressi di Monteverde, che è stato costruito intorno a un albero di fico di circa 50 anni e che propone spesso musica dal vivo; decisamente turistico ma con un ambiente splendido e cibi ottimi.

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Vulcano Arenal

Il giorno successivo è stato dedicato ad esplorare la foresta nebulare e nello specifico quella di Monteverde; mi aspettavo anche qui umidità al 99% e invece ho trovato sole e un discreto caldo, oltre a una incredibile natura incontaminata.

La tappa successiva è stata la Penisola di Nicoya, quindi di nuovo mare ma questa volta si tratta dell’Oceano Pacifico. Ho alloggiato vicino a Playa Grande (secondo me la più bella e selvaggia della parte nord della penisola) in un glamping di cui vi parlerò presto. Ma prima di arrivare lì, lungo la strada da Monteverde, non ho potuto fare a meno di fermarmi per una prima tappa mare in una zona a circa metà della penisola, piuttosto distante dalla mia destinazione; ho fatto il bagno nella splendida Samara Beach e mi sono fermata a pranzare sulla spiaggia, poi sono scesa fino a Playa Carrillo (una vera meraviglia, onde pazzesche e acqua super limpida) e infine sono tornata verso nord a Nosara per un’ultimo bagno prima di andare ad ammirare il tramonto a Playa Ostional.

Playa Grande è stato il punto di partenza per due giorni super intensi dedicati alla scoperta delle spiagge da nord a sud: Playa Flamingo dove ho anche mangiato ottimo cibo e ho avuto un incontro ravvicinato con un banco di meduse minuscole blu elettrico ma cattivissime (ho ancora i segni), Playa Hermosa che non mi ha entusiasmata, Playa Potrero dove non ho neanche fatto il bagno, poi Playa Conchal, Playa Brasilito, Tamarindo (davvero troppo turistica, commerciale e con un alto tasso di tamarri da ogni parte del mondo), Playa Pan de Azucar e infine Playa del Coco decisamente animata e festaiola ma in maniera più local dove mi sono anche fermata per cenare.

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Catarata del Rio Celeste – Parco del Vulcano Tenorio

Andare via non è stato facile e dopo un’ultima mattinata nella mia favorita Playa Grande sapevo che ad aspettarmi a quel punto c’era l’ultima tappa del viaggio in Costa Rica, cioè la zona sud della costa pacifica, appena sopra il Corcovado (che sogno di visitare quando tornerò là): la cittadina di Quepos con i suoi tramonti splendidi nella zona del porto turistico e poi una lunga spiaggia appena fuori dal Parco di Manuel Antonio, abbastanza affollata di turisti e di qualunque tipo di “business men” (dal parcheggiatore abusivo all’affitta sdraio-ombrelloni, al parasailing) tanto che che mi sono quasi sentita una fuorilegge a volermi semplicemente sdraiare all’ombra di un albero con il mio asciugamano sulla sabbia.

Infatti ho abbandonato l’idea di entrare nel parco e ho scelto la meno scontata anche se più distante verso sud Playa Hermosa nel Parco Nazionale Marino Ballena, verso Uvita. Ecco, quella spiaggia davvero poco affollata è stata una delle mie preferite in assoluto di tutto il viaggio: acqua calda, onde perfette, affitto di bodyboard per fare un po’ di surf e qualche albero per stare al riparo da sole e sabbia roventi.

L’ultimo giorno avevo il volo nel tardo pomeriggio a San Josè ma dovendo fare oltre due ore di strada da Quepos ho deciso di riposarmi a bordo piscina nel resort che mi ha ospitata in quei giorni.

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Ponte sospeso – Monteverde

Costa Rica on the road: impressioni a caldo

Ora che i ricordi sono recenti e sono ancora pervasa dall’emozione voglio dirvi che ho amato letteralmente il Costa Rica. So di averlo detto e scritto per ogni viaggio che vi ho raccontato, da Boston a Seoul, dal Messico alla Thailandia, ma davvero questo angolo di mondo mi ha incantata.

Forse perché non è ancora del tutto presa d’assalto dal turismo di massa (a parte poche zone ben circoscritte, che tra l’altro non sono secondo me le più belle) o perché come spiegavo sopra non sono stata bombardata per mesi da foto sui social. Il Costa Rica è un Paese incredibile, dove c’è uno stile di vita semplice, si bada molto alla conservazione del territorio ma si sta aprendo anche al settore dell’accoglienza di expat come nomadi digitali (non mancano coworking, incubatori ecc).

Meta interessante anche per retreat all’insegna della meditazione, dello yoga, dell’alimentazione naturale e vegetariana e del benessere fisico ed emotivo. Ma vi parlerò in maniera più approfondita in un post più avanti di quando ho respirato Pura Vida.

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Costa Pacifica – Penisola di Nicoya

Parlando nello specifico dell’aspetto legato all’on the road, se volete girare parecchio affittate l’auto ma assolutamente non una utilitaria basic. Risparmiate altrove, magari negli alloggi tanto probabilmente ci starete solo per dormire e non vi servono davvero piscina e tanto altri servizi (forse tornando indietro sceglierei la piscina su Monteverde dove, inaspettatamente, di giorno faceva molto caldo e avrei gradito una pausa relax mentre ad Arenal c’era anche l’idromassaggio all’aperto ma faceva freschino) ma prendete un suv 4×4.

In Costa Rica appena si esce dalla strada statale (cioè per raggiungere ogni singola spiaggia o gli alloggi) è tutto sterrato, le strade hanno buche larghe e profonde di continuo ed è impossibile evitarle se non andando molto piano e facendo lo slalom, spesso sono anche in forte salita. Io sono stata là durante il periodo “secco” (nella foresta pluviale non è mai secco il clima ma immaginate come deve essere nella stagione delle piogge) e per fortuna non c’era fango su queste strade. Ah, per raggiungere alcune spiagge ho dovuto attraversare con l’auto piccoli fiumi ridotti a torrenti; se andate durante le piogge tenetene conto e adeguatevi per la scelta del mezzo da affittare.

In attesa dei prossimi post e di tante foto godetevi questa mappa interattiva con il mio itinerario, le mie tappe (i numeri color ciliegia identificano i luoghi in cui ho dormito) e i principali luoghi in cui sono stata (in verde acqua le spiagge, in verde i parchi nazionali, in blu le cascate).

Chi sono
Erica Ventura, fondatrice di StyleNotes.it, web writer, editor e blogger Amo il bello e provo a circondarmene in ogni aspetto della mia vita. Credo fermamente nell’utilità delle liste e che il mix vincente in ogni cosa sia composto da semplicità, equilibrio e un piccolo dettaglio a contrasto. La mia casa, il mio guardaroba e quel che metto nel piatto ne sono la conferma.

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