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CREATIVI IN QUARANTENA #08 – ELISA GIGLI, CHIARA ATTORRE, ALICE AGNELLI, LUCA PEZZOLO E ALESSANDRO ZORZIN

Ottavo appuntamento con il racconto della nuova quotidianità di creative e creativi in quarantena; perché la vita in casa è continuata anche durante l'isolamento, mentre il mondo fuori è in pausa.

Nuova uscita di Creativi in Quarantena, il progetto che coinvolge creative e creativi e racconta la loro nuova quotidianità fatta di ritmi più lenti, nuove sfide, a volte tempo libero in più e a volte no ma anche di nuove routine e qualche passione riscoperta.

Oggi incontro virtualmente Elisa Gigli, Chiara Attorre, Alice Agnelli, Luca Pezzolo e Alessandro Zorzin e chiedo loro di raccontarci come è si è svolta la loro vita anche durante l’isolamento mentre il mondo là fuori si è prima fermato e ora sta riprendendo molto lentamente. Prima però sarò io a dirvi qualcosa su come ci siamo conosciuti, virtualmente o meno, o come io ho scoperto loro.

Tutte le interviste di Creativi in Quarantena

Creativi in Quarantena: Elisa Gigli, Chiara Attorre, Alice Agnelli, Luca Pezzolo e Alessandro Zorzin

Elisa Gigli è qui perché ho pensato al contributo di valore che avrebbe dato a questo progetto, che ho cercato di diversificare più possibile scegliendo persone che stimo e che hanno alle spalle situazioni familiari varie, attività lavorative diverse e con complessità differenti. Lei è una giovane mamma bis, una freelance e una persona che ama viaggiare a lungo raggio.

Nonostante sia diventata genitore la prima volta davvero giovane per gli standard attuali di donne che si laureano e sognano una carriera, la vedo portare avanti tutto con una dedizione e un’attenzione che non è da tutti. E non ha smesso di viaggiare verso altri continenti. Il fatto che sia anche una mia cugina acquisita amica non ha nulla a che fare con questo ma non ho ragione di non dirlo.

Creativi in Quarantena Elisa Gigli

Elisa Gigli


Cosa fai nella vita?
Sono una Social Media Manager freelance. Mi occupo di gestire la comunicazione social di diversi clienti, in particolare nel mondo food. Collaboro ormai da qualche anno con La Content Academy, dove ho trovato un bellissimo ambiente di lavoro in cui al centro ci sono le persone e le relazioni, sia tra di noi che con i clienti. Sono anche una mamma di due bambini: Elia di 7 anni e Nina, di 1 anno mezzo. Da qualche anno ho deciso di raccontare online la mia esperienza di mamma giovane, lavoratrice, appassionata di viaggi attraverso il mio blog e il mio profilo Instagram.

Dove stai vivendo questo periodo di isolamento?
Nella mia casa tra le campagne marchigiane con mio marito e i miei figli e, per mia fortuna e sanità mentale, con i miei suoceri che abitano attaccati a noi, anche se in case indipendenti. Spazio fuori e nonni a disposizione sono stati la nostra salvezza!

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
Mi manca la routine, il progettare cosa fare, l’avere dei piccoli obiettivi anche a breve termine al di fuori del lavoro. Mi manca la sicurezza del tempo organizzato. Lo so, può sembrare assurdo ma io sono una persona alla costante ricerca di sicurezze: avere una giornata scandita dai vari impegni mi rassicura. Mi manca portare i figli a scuola e andarli a prendere, poter vedere un’amica quando ne ho voglia e bisogno e i pranzi della domenica con la mia famiglia. Mi manca la mia ora d’aria in palestra, l’unico momento extra lavoro e famiglia che dedicavo a me stessa. Tutto ciò che di più semplice e scontato c’era, mi manca.

Riesci a lavorare?
Sì, lavoro da casa ormai da un paio di anni e sono abituata, in questo periodo devo dire però che è stata più dura sia mentalmente che dal punto di vista organizzativo.  Proprio perché lavoravo da casa, il mio modo di staccare era uscire, andare a fare una passeggiata o un giro in centro con le amiche. Ho notato che chi era abituato a stare sempre fuori casa per lavoro ha vissuto (almeno all’inizio) la quarantena come un momento in cui il tempo ha rallentato e la casa poteva finalmente essere goduta. Per me è stato il contrario: la casa era il luogo in cui passavo, isolata, la maggior parte delle mie giornate già prima e uscire era il mio modo di staccare dal lavoro. Questo mi è pesato e mi pesa molto: lavoro più di prima e faccio fatica a concedermi tempo per altro.
Per ciò che riguarda l’organizzazione, è stato tutto molto più complesso avendo a casa anche i bambini: da gestire ci sono non più soltanto il mio lavoro ma anche la casa, il tempo con loro, le video-lezioni. Davvero complesso riuscire a far quadrare tutto! Insomma, a me la vita non è affatto rallentata, mi sento più in affanno di prima!

Come hai immaginato il post-lockdown?
È una terza nuova realtà alla quale abituarsi, nella quale trovare il proprio posto e i propri ritmi. Non è come la quarantena ma neanche come prima: sarà un lungo periodo in cui dovremo fare i conti con il fatto che non è tutto come prima e non lo sarà per ancora moltissimo tempo. Avremo meno restrizioni fisiche e concrete ma molte restrizioni mentali e paure che ci faranno vivere e percepire tutto in maniera nuova.
La cosa che più mi spaventa è la diffidenza che ci sarà tra le persone, compresi amici e familiari. La cosa in cui vedo anche della positività, invece, è il fatto che tutti dovremo essere molto creativi nel trovare nuove soluzioni, sia nel lavoro che nella quotidianità. 

Hai imparato qualcosa di nuovo su di te in questo periodo particolare?
Ho imparato che ho molte più risorse interiori di quanto credessi: stare davvero a contatto con sé stessi non è facile e spesso ci teniamo impegnati e non ci fermiamo proprio per questo. Ho capito che posso farlo e che posso trovare in me tutte le risorse emotive di cui ho bisogno

Parliamo della tua casa. Come è cambiato il modo di vivere la tua casa in questo periodo in cui l’hai vissuta e ci hai vissuto 24/7?
Come ho già detto lavoravo a casa anche prima ma il modo di vivere questo spazio in quarantena è cambiato molto. Per fortuna ho una casa molto grande, una taverna e un grande giardino: per la prima volta stiamo finalmente sfruttando a pieno questi spazi, in modo da avere ognuno i propri. Io la mattina saluto i bambini dicendo che vado a lavorare e scendo in taverna: mio marito resta a lavorare in casa e i nostri figli giocano in giardino. Nel week end abbiamo preso l’abitudine di mangiare in taverna come uscissimo per andare a cena al ristorante e al tempo stesso ci godiamo il giardino tutti insieme, cosa che prima non facevamo mai perché eravamo sempre in giro, da qualche altra parte. Di sicuro sto apprezzando questi spazi più di quanto facessi prima


Chiara Attorre più che una creativa è un’artista. Ho scoperto le sue illustrazioni online anni fa e non ho finora avuto il piacere di conoscerla di persona; credo di non aver mai visto la sua faccia prima di vedere la foto profilo che mi ha inviato per questa intervista. Guardando i suoi lavori capirete perché dico che non si tratta solo di talento, impegno, studio e tecnica ma davvero c’è un cuore, c’è un dono innegabile. E sono curiosa di scoprire con voi come ha vissuto questo isolamento, in che modo nel senso più pratico ma anche come si è sentita.

Creativi in Quarantena Lait Noir

Chiara Attorre


Cosa fai nella vita?
Sono Art Director e Illustratrice. Curo il brand Lait Noir che è al suo decimo anno. Ho realizzato molti progetti, applicando le mie illustrazioni a prodotti di piccola cartoleria come agende, quaderni, diari, stampe d’autore ma anche oggetti in tessuto (all’inizio ero orientata prevalentemente su creazioni da indossare come t-shirt, colletti, borse). In questo periodo sto lavorando alla creazione di una nuova linea di bijoux, che ha subìto rallentamenti a causa della chiusura forzata di alcuni miei fornitori (ma ci stiamo rimettendo in pista) e disegno senza sosta per il mio ormai consueto appuntamento di fine anno con l’agenda, che con l’edizione 2021 sarà al suo quarto anno. Amo fare anche i ritratti, esclusivamente su commissione. Su Instagram pubblico molti dei miei lavori e spesso faccio dirette mentre disegno.

Dove stai vivendo questo periodo di isolamento?
Poco prima della pandemia mi sono trasferita da Milano, (dove ho vissuto nell’ultimo decennio, all’Abruzzo: sono tornata a casa. Il mio meraviglioso paese si chiama Civitella del Tronto, intorno a me ho un territorio fatto di mare, colline e montagne. Ho una casa adiacente a quella dei miei perciò sto vivendo questo periodo insieme a loro. Nella sfortuna del momento, sono felice di questa decisione presa tempo fa: non so come avrei potuto affrontare una cosa del genere lontana dalla mia famiglia. Il mio ritorno alle origini si è rivelato salvifico da questo punto di vista ma non sono tornata qui a causa del virus; a un certo punto per andare avanti si deve guardare indietro e nulla come le proprie radici può rinforzarti le ali.

Sei una creativa solitaria o trovi l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivi questo periodo in relazione al tuo modo di essere?
Amo molto la socialità e la convivialità tra amici e familiari ma, fatta eccezione per i concerti, sinceramente non mi definirei una persona mondana: mi interessa principalmente frequentare le persone a me care e questa è la cosa che più mi manca della normalità che avevamo prima. Passo però del tempo di qualità anche da sola, so stare con me stessa e difficilmente mi annoio perché trovo sempre qualcosa da fare. Traggo ispirazione da lunghe chiacchierate con le amiche ma anche libri, cinema e musica contribuiscono al mio fermento interiore per la mia creatività. 

Riesci a lavorare?
Ho passato molti brutti momenti all’inizio, dovuti anche ad altre questioni e quindi il mio blocco creativo non si è fatto attendere. Sono rimasta come paralizzata per circa due mesi, l’unica cosa che riuscivo a fare era impastare o leggere e vedere film. Poi a un certo punto è subentrata quella che credo sia sopravvivenza e voglia di ricominciare a vivere e non potendolo ancora fare nella realtà ho ricominciato a vivere nella mia arte. Ho ripreso in mano i progetti interrotti e rimettendomi a disegnare mi sono ritrovata, anche se in uno stile leggermente diverso. In un certo senso posso dire di aver avuto un’evoluzione pur stando ferma: si erano fermate le mani, ma non si erano fermati la mente ed il cuore.

Durante questo periodo hai scoperto qualcosa che credevi importante per te ma di cui ora hai capito di poter fare a meno?
I locali stile formicaio e lo shopping nei grandi negozi. Non che prima li amassi particolarmente ma devo dire che se c’è qualcosa che non mi manca è uscire per un aperitivo o cena nei locali affollati (piuttosto mi manca farli a casa o in giardino o al paese con i miei amici) e riguardo allo shopping… non ho mai amato girare nei grandi negozi e sicuramente non lo farei ora. Preferisco acquistare poco e bene da piccole realtà oppure online. Stare ore dentro negozi o centri commerciali non è una cosa alla quale aspiro di tornare, se non per stretta necessità.

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
Della vita di prima, cioè quella milanese,oltre naturalmente alle amicizie mi mancano tanto le esposizioni e i concerti. Inutile dire quanto sia importante la cultura per una persona come me, io mi nutro di arte e musica ma non mi lamento perché anche nella natura tutto intorno a me riesco a trovare ispirazione e la grazia per lavorare serenamente. Ma questo non l’ho scoperto ora, a dire il vero ci sono tornata per questo.

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questo isolamento?
Lunghe camminate in mezzo alla natura e ho finalmente dato vita al mio lievito madre; era una vita che volevo crearlo da me e con la quarantena l’ho fatto prendendolo come fosse un mantra per scandire il tempo e scongiurare l’ansia. Ha funzionato. 

C’è qualcosa che tornerai a fare una volta tornati alla vita normale e qualcosa della vita di prima che invece eliminerai?
Tornerò ad abbracciare gli amici e non tornerò a vivere in luoghi inquinati.

Come hai immaginato il post-lockdown?
Cerco di mantenermi positiva e ottimista ma sono anche piuttosto razionale e credo che sarà un po’ difficile tornare alla normalità. Ci vorrà molto tempo per riuscire a fidarci della condivisione di spazi con la nostra stessa specie. Sono sicura però che appena si troverà una soluzione torneremo alla vita di prima come se niente fosse. L’essere umano dimentica, per fortuna e purtroppo.

Secondo te cosa abbiamo bisogno di cambiare o cosa cambieresti?

Nella mia personale scala di valori ai primi posti sono sempre stati l’amore, la famiglia, il rispetto per la natura, il rispetto per gli altri e la bellezza delle piccole cose. Ho sempre provato ad acquistare e consumare consapevolmente e da adesso in poi lo farò ancora di più. Fatta eccezione per la socialità, questa quarantena non ha modificato di una virgola il mio modo di vivere e le mie intenzioni. Spero però che a livello globale potrà essere servita, col senno del poi, a rivedere le problematiche ambientali legate al bisogno malato dell’uomo di produrre più di quanto gli occorra e consumare più di quanto riesca. Mi piacerebbe vedere adottare in larga scala le energie rinnovabili e sarebbe meraviglioso vedere ripopolarsi i piccoli borghi abbandonati perché un tempo non c’era lavoro. Oggi il lavoro ce lo possiamo e dobbiamo inventare e abbiamo il dovere morale di non tornare nella macina consumistica che ha (forse) contribuito anche al dramma che stiamo vivendo ora. 

Hai imparato qualcosa di nuovo su di te in questo periodo particolare?
Che ho molta più pazienza e capacità di rallentare di quanto immaginassi. Finché ho vissuto in città correvo come una pazza e mi ero convinta di essere iperattiva. Forse lo sono perché onestamente non so stare ferma ma l’ambiente in cui si vive influisce anche sui propri ritmi. La voglia di rallentare mi aveva già colta in passato ma a Milano era praticamente impossibile fermarsi senza provare un senso di colpa. Quindi, unitamente al grande richiamo del cuore per le radici, avevo deciso di assecondare questa voglia di rallentare. Aver scoperto che sono capace di passare qualche ora a fare nulla senza che mi assalga l’ansia, magari immersa nella natura… ecco, questa per me è stata una grande scoperta. 


Ho conosciuto Alice Agnelli prima di persona e poi online. Abbiamo partecipato entrambe a un evento dedicato ai blogger durante il FuoriSalone di qualche anno fa e lei si è presentata con Brie, il suo primo cane. Da allora ho iniziato a seguirla, non tanto e non solo per il suo focus sul food, seppur molto avvolgente e comfy ma per il regno decisamente hygge che la circonda e per i suoi viaggi che ultimamente avvengono a bordo di un van camperizzato vintage di nome Otto. Chissà che in futuro non riesca a portarla qui per parlare anche di questo suo mondo Gipsy.

Creativi in Quarantena Gipsy Alice Agnelli

Alice Agnelli


Cosa fai nella vita?
Alessandro (il suo compagno, n.d.r.) ed io abbiamo creato dal nostro blog A Gipsy in the Kitchen una srl: ora scriviamo libri, organizziamo eventi, abbiamo uno shop online, cuciniamo tanto e appena si può viaggiamo con il nostro T3 per tutta l’Europa.
Otto anni fa abbiamo dato sostanza a quella che era solamente un’idea, un gran sogno nel cassetto. Abbiamo ripreso in mano il nostro blog creato dieci anni fa e lo abbiamo reso un magazine.

Dove stai vivendo questa quarantena? E con chi? Valgono umani, animali e piante.
Siamo nella nostra casa-laboratorio con i nostri bimbi pelosi, Brie e Baku.

Durante questo periodo hai scoperto qualcosa che credevi importante per te ma di cui ora hai capito di poter fare a meno
Ho scoperto che abbandonare la sacralizzazione dello stress è la risposta a tanti problemi. Basta correre, ricominciare dalle vere priorità e dare adito a ciò che ci rende davvero felici.

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
Beh chiaramente gli abbracci alla nostra famiglia, la libertà di uscire e andare a passeggiare, prendere un cappuccio con le amiche.

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
Stiamo facendo tutte quelle ricette che non abbiamo mai fatto.

C’è qualcosa che tornerai a fare una volta tornati alla vita normale e qualcosa della vita di prima che invece eliminerai?
Meno pigrizia e più  uscite.

Secondo te cosa abbiamo bisogno di cambiare o cosa cambieresti?
Vorrei diventassimo sempre più empatici e abbandonassimo l’egoismo.

Hai imparato qualcosa di nuovo su di te in questo periodo particolare?
Si che odio fare le pulizie in casa!


Luca e Alessandro mi sono apparsi sul feed di Instagram nell’autunno 2016 mentre mi trovavo a Seoul per un lungo periodo e cercavo immagini del sud-est asiatico, che hanno esplorato in lungo e in largo, allo scopo di organizzare un breve viaggio (poi però non sono riuscita a partire). Da allora li seguo, soprattutto su Instagram, nei loro viaggi e nella vita quotidiana. Compresa la proposta di matrimonio, che ho vissuto come se si fosse trattato di miei amici.

Creativi in Quarantena The Globbers

Luca Pezzolo e
Alessandro Zorzin


Cosa fate nella vita?
Siamo Travel Blogger, Content Creator e da un po’ di tempo abbiamo cominciato a organizzare, con tour operator specializzati, viaggi di gruppo assieme alla nostra community che amiamo alla follia. Possiamo dire che il nostro lavoro e le nostre passioni viaggiano sullo stesso binario. Ci trovate su The Globbers.

Dove vivete questo periodo di isolamento? E con chi? Valgono umani, animali e piante.
A casa, solo noi due, in periferia di Padova. Siamo fortunati ad abitare in una zona molto tranquilla non distante dal centro città.

Siete creativi solitari o trovate l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivete questo periodo in relazione al vostro modo di essere?
La linfa della nostra creatività nel nostro caso è il viaggio stesso, indipendentemente dalla presenza di altre persone o meno con noi. Mancando, è ovvio che la nostra vena creativa è limitata agli spazi casalinghi che ci costringono a spremere le idee il più possibile. Non è semplice ma non sarà nemmeno una situazione eterna quella che stiamo affrontando.

Riuscite a lavorare?
Mentalmente siamo sereni perché siamo sempre stati abituati a guardare tutto in maniera assolutamente positiva e anche ora questa nostra caratteristica ci ha salvato la vita. Per quanto riguarda il lavoro, riusciamo a portare avanti tutto ciò che si concentra sull’online ovviamente, cosa che mai come in questo momento si è rivelata fondamentale per molti. I viaggi in questo momento sono ovviamente congelati e rimandati a data da destinarsi. 

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più vi manca della vita di prima?
Non c’è dubbio: i viaggi. Ci manca la sensazione del decollo, di camminare per le strade di una nuova destinazione con la fotocamera sempre accesa, di documentare in maniera maniacale ogni cosa. Però non la reputiamo una nostalgia della “vita di prima” perché in realtà sappiamo che la vita di due mesi fa tornerà ad essere tale una volta che la situazione sarà risolta. Questa è solo una parentesi, sicuramente buia ma pur sempre una parentesi.

State riuscendo a fare qualcosa che avete rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
Si, abbiamo finalmente imparato a fare il tiramisù come piace a noi.

C’è qualcosa che tornerete a fare una volta tornati alla vita normale e qualcosa della vita di prima che invece eliminerete?
Noi vorremmo tornare a fare esattamente quello che facevamo prima dalla A alla Z. Durante questo periodo non ci siamo particolarmente stravolti. Non fraintenderci, questo non significa che ci siamo annoiati o non abbiamo coltivato sufficienti stimoli, anzi. Però torneremo a vivere la vita come prima perché andava nella direzione giusta, la direzione ideale per noi.

Come avete immaginato il post-lockdown?
Lento, con le giuste precauzioni. Ma con la fretta non si andrebbe da nessuna parte quindi siamo convinti che una ripresa graduale sia necessaria per evitare effetti collaterali. Non siamo spaventati, siamo carichi e desiderosi di ricominciare a gonfie vele! Quello che sicuramente ci fa sorridere è che il pianeta in questo periodo avrà respirato finalmente di nuovo, si sarà ripreso un po’ dell’ossigeno che gli è stato tolto.

Avete imparato qualcosa di nuovo su di voi in questo periodo particolare?
Qualcosa di nuovo no. Abbiamo piuttosto avuto la conferma che il nostro modo di vedere le cose, in maniera sempre positiva e affrontando i problemi uno alla volta senza fretta o eccessivo allarmismo, ci ha aiutato moltissimo come ha fatto in passato. Siamo sempre stati convinti che una persona davanti ad una situazione del genere abbia due scelte davanti a sé: reagire o lasciarsi travolgere dagli eventi.


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Chi sono
Erica Ventura, fondatrice di StyleNotes.it, web writer, editor e blogger Amo il bello e provo a circondarmene in ogni aspetto della mia vita. Credo fermamente nell’utilità delle liste e che il mix vincente in ogni cosa sia composto da semplicità, equilibrio e un piccolo dettaglio a contrasto. La mia casa, il mio guardaroba e quel che metto nel piatto ne sono la conferma.

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