Atlante Emozioni Umane

ALTRE 10 EMOZIONI UMANE CHE HANNO UN NOME: ANCORA SULL’ATLANTE DI TIFFANY SMITH

Riprendo le fila di "Atlante delle Emozioni Umane" di Tiffany W. Smith e torno a parlarvi di emozioni che in lingue diverse dall'italiano hanno un nome.

Qualche mese fa ho scritto un post poco dopo aver iniziato a leggere “Atlante delle Emozioni Umane” di Tiffany Watt Smith (lo trovi qui in italiano); non ho potuto aspettare fino alla fine perché ero impaziente di condividere con voi i contenuti più interessanti, quelli legati a parole che esprimono emozioni in lingue di tutto il mondo e che spesso non hanno una traduzione precisa in italiano, se non ricorrendo a un giro di parole o a un concetto.

In quel post vi ho raccontato cosa sono le emozioni dal punto di vista scientifico, biochimico, ma non solo e vi ho parlato del loro aspetto culturale. Poi ne ho passate in rassegna dieci in lingue diverse dall’italiano e ho approfondito con fonti differenti, ho fatto ricerche sia nel catalogo delle biblioteche milanesi che in quelli di Hoepli o altre librerie, oltre che tra i riferimenti bibliografici forniti dall’autrice, incrociando le informazioni e talvolta notando delle incongruenze. Se ve lo siete perso, prima di continuare vi consiglio di leggere quel primo post qui.

Ancora due parole introduttive per capire il contesto. Le emozioni si dividono in primarie (o di base) e secondarie (o complesse). Le emozioni primarie sono universali, innate e riscontrabili in tutte le popolazioni e culture (anche quelle che vivono isolate dal resto del mondo) e, secondo la definizione dello psicologo statunitense Robert Plutchik, sono otto divise in quattro coppie: rabbia e paura, tristezza e gioia, sorpresa e attesa, disgusto e accettazione.

Le emozioni secondarie hanno origine dalla combinazione delle primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con la sua interazione sociale; per questo motivo possono variare e non essere presenti in tutte le popolazioni allo stesso modo. Alcune di esse appartengono solo a certe culture, hanno nomi particolari e spesso nella nostra lingua non esiste un unico termine per definirle.

Oggi voglio continuare quel viaggio virtuale con altre dieci parole che esprimono altrettante emozioni: vedremo termini appartenenti a tribù filippine, termini gallesi, cecoslovacchi, hindi, giapponesi, francesi, finlandesi, indonesiani, del popolo eschimese. Aspettatevi ancora un paio di post sull’argomento, in futuro; se siete interessati restate nei paraggi.

Atlante Emozioni Umane

10 emozioni che ora hanno un nome anche per noi

Hiraeth

È un termine gallese che indica un senso di nostalgia per i posti perduti del passato; non esprime vicinanza o conforto ma un desiderio malinconico. Probabilmente la lunga occupazione del Galles da parte degli inglesi ha reso i suoi abitanti familiari a questo sentimento misto di amore per la patria e percezione della sua vulnerabilità.

Hiraeth significa essere nostalgici di casa o di un periodo della propria vita, del proprio paese natale soprattutto legato all’ambiente naturale e al timore per la sopravvivenza di quei luoghi, condito con la triste sensazione di non ritrovarli uguali una volta tornati. A noi può suonare strana ma è un’emozione cara agli emigrati e molti scrittori e poeti ne hanno scritto, da Cesare Pavese a Pablo Neruda.

Hwyl

È il termine che indica la vela di una imbarcazione in inglese. In lingua gallese rappresenta quell’esuberanza tale da farci sembrare come mossi da una folata di vento. Si usa per indicare un lampo di ispirazione, l’entusiasmo o il buonumore che accompagna l’inizio di una nuova avventura. Ma è anche la parola usata per dire addio; “hwyl fawr” significa “arrivederci“, “vai con il vento in poppa“.

Ijirashii

Si tratta del termine giapponese che indica il restare colpiti o commossi nel vedere una persona partita in svantaggio superare gli ostacoli e portare a termine un’impresa degna di elogi. Ad esempio la sensazione che possiamo provare guardando un atleta che vince una gara contro ogni aspettativa o un senzatetto che restituisce un portafoglio smarrito.

In alcune culture questo mix di orgoglio e pathos provato per le azioni di un’altra persona è considerato un eccesso di sentimentalismo ma in Giappone è la reazione opportuna di fronte all’immensa forza d’animo dimostrata da chi a prima vista sembra fragile e vulnerabile.

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Iktsuarpok

In lingua inuit, indica la sensazione di irrequietezza che si fa strada in noi quando stiamo per ricevere una visita. È l’attesa trepidante degli eschimesi nel guardare l’orizzonte tra i ghiacci in attesa di scorgere una slitta.

Riferito alla nostra società e al nostro ambiente può essere interpretata come l’impazienza che si prova nel controllare di continuo il telefono aspettando un messaggio o caricare ossessivamente una pagina web per vedere un aggiornamento.

Ilinx

L’emozione chiamata in francese ilinx identifica un particolare tipo di euforia che ci coglie al pensiero di un’azione distruttiva e insensata come mandare in frantumi un oggetto o gettare un mucchio di fogli dalla finestra; è quella strana eccitazione che proviamo quando pensiamo di poter distruggere qualcosa, quella voglia taciuta di portare scompiglio.

Kaukokaipuu

In finlandese definisce il desiderio di essere in un luogo lontano, diverso da quello in cui siamo e in cui forse non saremo mai o la nostalgia di un posto in cui non siamo mai stati. Avete presente quei momenti in cui vorremmo trovarci in qualunque posto diverso da quello in cui siamo?

È un po’ il contrario della nostalgia di casa. Abbiamo la nostalgia (emozione che si rivolge al passato), di un luogo in cui vorremmo andare (nel futuro), ma con una sensazione intensa che esiste adesso, nel presente.

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Liget

Per il popolo degli ilongot, una tribù che vive nella giungla delle Filippine, indica una sorta di energia rabbiosa in grado di alimentare corpi umani e oggetti inanimati; è il piccante del peperoncino, l’adrenalina delle rapide di un fiume.

Mentre in generale in Occidente la rabbia è considerata un’emozione negativa, al liget sono associati un senso di ottimismo e di vitalità. Può provocare discussioni inutili ma offre anche uno stimolo e una motivazione a fare meglio degli altri, a investire le proprie energie per superare ostacoli e limiti: piantare più semi del vicino e restare fuori a caccia più a lungo, ad esempio.

Litost

Termine cecoslovacco di difficile traduzione, utilizzato per descrivere il vortice di vergogna, risentimento e furia che proviamo quando ci rendiamo conto che qualcuno ci ha resi infelici. A differenza dell’odio prolungato che sfocia in rancore o dell’immobilità del dolore, il litost è un sentimento attivo.

Come spiega Milan Kundera in “Il libro del riso e dell’oblio”, si tratta di uno stato tormentoso provocato dall’improvvisa scoperta della nostra miseria, un tormento seguito da un desiderio di vendetta spesso autodistruttivo. L’obiettivo è ottenere che il responsabile si mostri miserabile quanto noi e la nostra attenzione è tanto focalizzata su questo che la nostra stessa rovina passa in secondo piano.

Malu

In Indonesia indica la sensazione che proviamo quando ci sentiamo inferiori agli altri e questo provoca frustrazione. Possiamo essere brillanti e di successo ma la maggior parte di noi si sente nervosa trovandosi davanti qualcuno che stima molto. Una sensazione insopportabile difficile da tradurre con un solo termine in italiano o inglese; timidezza e soggezione sono troppo generiche e imprecise.

Per gli indonesiani il malu non è nulla di cui vergognarsi, è invece considerato una reazione appropriata a determinate circostanze; rimanere in silenzio, arrossire o pronunciare parole sconnesse di fronte a qualcuno di più potente è segno di buona educazione e gentilezza e rafforza le gerarchie di potere nella vita sociale.

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Man

In hindi è l’abbreviazione colloquiale di “manorath” e indica una vocazione che vogliamo seguire anche se non siamo in grado di spiegarne il motivo; ad esempio il desiderio di imparare una nuova lingua o a suonare uno strumento, cambiare città e lavoro. A metà strada tra testa e cuore, è un bisogno viscerale rafforzato dalla consapevolezza che quel desiderio rispecchia il nostro essere più autentico.

Dunque nessuno può mettere in discussione il man di un’altra persona, anche se a volte certi desideri possono risultare incomprensibili agli occhi di familiari e amici. Ma se di man si tratta, nessuno farà altre domande.

Per approfondire il tema delle emozioni umane

Come nel primo post sull’Atlante delle Emozioni Umane, voglio condividere con voi una breve bibliografia per approfondire il tema delle emozioni in generale e di alcuni dei termini che ho citato sopra. Un primo elenco di fonti, tra libri e risorse online, lo trovi qui.

*Dove segnalo il titolo in inglese significa che non ho trovato una traduzione in italiano (probabilmente non esiste).


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Chi sono
Erica Ventura, fondatrice di StyleNotes.it, web writer, editor e blogger Amo il bello e provo a circondarmene in ogni aspetto della mia vita. Credo fermamente nell’utilità delle liste e che il mix vincente in ogni cosa sia composto da semplicità, equilibrio e un piccolo dettaglio a contrasto. La mia casa, il mio guardaroba e quel che metto nel piatto ne sono la conferma.

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