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L’ITALIA ALLO SPECCHIO: 150 ANNI DI MODA IN MOSTRA – INTERVISTA A GABRIELLA PESCUCCI

Al termine della conferenza stampa che si è svolta venerdì 12 novembre a Milano presso Palazzo delle Stelline, StyleNotes ha incontrato e intervistato Gabriella Pescucci, curatrice insieme a Franca Sozzani della mostra “L’Italia allo specchio“. Si tratta di un’esposizione che nasce nell’ambito di una serie di manifestazioni per celebrare i 150 anni dall’Unità d’Italia: per questo tratterà l’alta moda e lo stile italiano dal 1861 a oggi.

Gabriella Pescucci è una famosa e pluri-premiata costumista; ha lavorato per il teatro e il cinema, sia in Italia che all’estero e ha vinto il premio Oscar per i costumi del film “L’età dell’innocenza” di M. Scorsese (1993), oltre a numerosi David di Donatello e premi Nastro d’Argento. Nel 2005 ha ricevuto il premio alla carriera. Nella cornice del cortile di Palazzo delle Stelline in una splendida giornata di sole mi ha parlato di questo progetto, della sua collaborazione con Franca Sozzani e non solo, insieme al suo collaboratore Massimo Cantini Parrini.

Come è nata l’idea di questa mostra?
Alberto Vanelli, direttore della Venaria Reale ha avuto l’idea; poi ha incontrato Dino Trappetti, presidente della Sartoria Tirelli e della Fondazione Tirelli-Trappetti. Umberto Tirelli, fondatore della Sartoria, era un grande collezionista e ha iniziato a comprare in un momento in cui nessuno lo faceva; ora è diventato di moda, anche perchè con Internet è tutto più facile. Lui comprava trenta, trentacinque anni fa ed ha accumulato nel tempo un grande patrimonio di abiti autentici.
Successivamente Trappetti mi ha contattata e io ho dato subito la mia disponibilità a curare la mostra: ero una grande amica di Umberto e ricordo ancora quando tornava da Parigi con le valigie piene di vestiti. Ogni volta era una festa meravigliosa!

Come giudica il lavoro in corso?
Ci stiamo lavorando. Non è facile illustrare in cento o centoventi vestiti cento anni di storia della moda. La maggiore difficoltà sta nel selezionarli e nello scegliere quelli più rappresentativi. In questo Massimo mi dà una mano perchè io ho anche un legame sentimentale con questa collezione.

Cosa può dirmi a proposito della collaborazione con Franca Sozzani?
Franca è una donna molto intelligente e preparata; se così non fosse non sarebbe diventata quella che è oggi. Le qualità non le mancano assolutamente. Al momento stiamo lavorando per capire da che anno deve iniziare lei: Franca si occuperà della parte più recente con gli stilisti più rappresentativi. Per certi aspetti questa è la parte più difficile perchè trattandosi di un periodo così vicino a noi talvolta risulta difficoltoso giudicare con il distacco temporale necessario.

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Quanto è importante, a suo parere, conoscere la storia del costume per apprezzare e comprendere le tendenze più recenti?
Per me conoscere il passato della storia della moda è fondamentale per capire l’evoluzione dell’uomo. E’ anche vero che oggi spesso gli stilisti si attaccano al passato: magari prendono il dettaglio di un polsino di una giacca del 1920 e lo ripropongono su un tailleur di oggi. Nella moda questo è sempre esistito: ad esempio nel 1870 c’è stato un ritorno al Settecento. Per questo motivo trovo affascinante studiare l’abbigliamento in senso storico; c’è sempre una ciclicità, un ritorno a suggestioni del passato.

Alle persone che accusano il mondo della moda e chi lavora in esso di una certa superficialità e di essere fatto solo di cose belle e costose, come risponde?
La moda effettivamente è bella e costosa però oggi, più dei secoli passati, c’è il tailleur pregiato e poi si va più giù verso altre marche che lo ripropongo in versioni più accessibili a un pubblico ampio. Questa maggiore disponibilità ha provocato anche un livellamento dell’abbigliamento mondiale: è più difficile cogliere la differenza nel modo di vestire tra una donna italiana e una americana o francese.

La mostra racconta gli ultimi centocinquanta anni della moda italiana. Secondo lei cosa l’ha portata ad acquisire l’importanza che riveste attualmente nel nostro paese?
La grande moda italiana nasce dopo perchè nell’Ottocento e nei primi del Novecento c’era sempre un riferimento a Parigi,come capitale della moda mondiale. In Italia c’erano dei grandi sarti ma il punto di riferimento era assolutmente la capitale francese. C’è stato poi un grosso spostamento verso l’Italia ma direi che è partito tutto dal dopoguerra, dal boom economico e dalla famosa sfilata a Palazzo Pitti della Sala Bianca. Poi sono nati gli stilisti che hanno conquistato il mondo.

Chi sono
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Erica Ventura, fondatrice di StyleNotes.it, web writer, editor e blogger Amo il bello e provo a circondarmene in ogni aspetto della mia vita. Credo fermamente nell’utilità delle liste e che il mix vincente in ogni cosa sia composto da semplicità, equilibrio e un piccolo dettaglio a contrasto. La mia casa, il mio guardaroba e quel che metto nel piatto ne sono la conferma.

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