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Creativi in Quarantena Cristiano Carriero Enrica Crivello Sara Izzi Elena Maria Cito

CREATIVI IN QUARANTENA #02 – SARA IZZI, ENRICA CRIVELLO, ELENA MARIA CITO E CRISTIANO CARRIERO

Secondo appuntamento del viaggio nella nuova quotidianità di persone comuni, creativi e creative nella vita e di professione, in questo periodo di quarantena. Perché la vita continua anche durante l'isolamento in casa.

Seconda uscita di Creativi in Quarantena, un progetto che coinvolge creative e creativi e che racconta la loro nuova quotidianità fatta non solo di tante sfide ma anche di nuove abitudini, una nuova routine e qualche riscoperta.

Oggi incontro virtualmente Sara Izzi, Enrica Crivello, Elena Maria Cito e Cristiano Carriero e chiedo loro di raccontarci come continua la loro vita anche durante l’isolamento. Ma prima sarò io a raccontarvi qualcosa su come ci siamo conosciuti, virtualmente o meno.

Creativi in Quarantena: Sara Izzi, Enrica Crivello, Elena Maria Cito e Cristiano Carriero

Ho scoperto Sara Izzi grazie ai suoi post di viaggio e ai video del suo compagno e socio qualche tempo fa e ho inserito il suo primo libro “Finalmente Weekend” nella mia wishlist di Natale; nessun parente o amico me l’ha regalato quindi penso che finita questa pandemia, quando potrò uscire di casa e potrò anche solo tornare a ipotizzare di fare un viaggio andrò in libreria a comprarmelo.

Creativi in Quarantena Sara Izzi

Sara Izzi


Cosa fai nella vita?
Sono laureata in Studi Filologici e Letterari e avrei voluto insegnare ma non volendo aspettare decenni per una cattedra ho lasciato l’Italia, sono partita per il mondo e mi sono specializzata in Marketing. Sono Content Strategist e per oltre 6 anni ho lavorato in Skyscanner, assistendo a tutte le fasi di crescita dell’azienda da start-up a gigante del tech. Nel 2014 ho fondato il travel & lifestyle blog The Lost Avocado che tra tante soddisfazioni ha portato anche a un libro con Rizzoli dal titolo “Finalmente Weekend”.

Dove stai vivendo questa quarantena?
Sto vivendo la quarantena nella mia casa a Edimburgo, in Scozia, dove mi sono trasferita nel 2013.

Riesci a lavorare?
Riesco a lavorare bene e sto scrivendo tanto, anche se ci sono momenti in cui perdo concentrazione. In quei casi lascio tutto e mi occupo di altro. Oppure prendo un po’ di sole in giardino e mi dedico alla pratica della lentezza.

Sei una creativa solitaria o trovi l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivi questo periodo in relazione al tuo modo di essere?
Stare da soli non significa essere soli e la solitudine è una condizione che mi fa stare bene. Sembrerà strano, essendo sempre in viaggio e ogni giorno incontrando persone da ogni parte del mondo ma avere i miei momenti da sola mi ricarica. Per cui sto vivendo questa quarantena al meglio, dedicandomi alle cose di cui di solito non posso prendermi cura.

Durante questo periodo hai scoperto qualcosa che credevi importante per te ma di cui ora hai capito di poter fare a meno? O magari hai riscoperto qualcosa che avevi abbandonato e ora che non puoi averlo senti che per te è importante?
Qualche mese fa ho deciso di lasciare il mio lavoro di ufficio e di dedicarmi finalmente ai miei progetti. È stato in quel momento che sento di aver abbandonato pesi inutili e di aver finalmente dato spazio alle cose più importanti. Molti cambieranno vita quando tutto questo sarà finito, io l’ho fatto senza aver bisogno di una pandemia e non vedo l’ora che questi giorni grigi passino, per godermi finalmente la vita in cui ho scommesso e le scelte di cui vado orgogliosa.

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
Ho ricominciato a leggere intensamente, a cucinare, a dipingere, a guardare film e a imparare cose nuove.

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
Non mi manca nulla della mia vita di prima perché fa parte della vita di prima. Mi sto godendo la fortuna di giornate tutto sommato serene e sono grata per il fatto che la mia famiglia sia al sicuro. Mi manca solo l’abbraccio dei miei nipoti, ma questa è una costante.

Qual è la cosa che tornerai a fare una volta tornati alla vita normale (magari qualcosa che hai iniziato durante la quarantena) e la cosa della vita di prima che invece eliminerai?
Quello che tornerò a fare quando tutto questo sarà alle spalle è viaggiare. Ho già un po’ di progetti all’orizzonte e una lista infinita di posti che vorrei vedere o tornare a visitare. Ripartirò dall’Italia ma voglio esplorare anche tantissimi angoli del mondo di cui poter scrivere in modo unico e da raccontare per la prima volta. Voglio anche tornare in Asia Centrale e visitare finalmente il Giappone, un viaggio che a causa del COVID-19 ho dovuto cancellare.

Come immagini il post-lockdown?

Immagino si torni ad uscire e a riappropriarsi degli spazi lentamente, avendo premura e rispetto per tutti. Si tornerà a viaggiare ma stimo ci vogliano almeno un paio d’anni perché si torni a farlo con la frequenza e la serenità di qualche mese fa. E spero tutti gli insegnamenti acquisiti in queste settimane, l’unione e la generosità dimostrata verso i più deboli, sia qualcosa da portarci nella vita che sarà dopo.

Parliamo della tua casa. Come è cambiato il modo di vivere la tua casa in questo periodo in cui l’hai vissuta e ci hai vissuto 24/7?
Lavorando freelance passavo già molto tempo a casa e la sento davvero come il mio rifugio adorato. Ho la fortuna di vivere nel centro di una bellissima città e di avere un parco immenso a due passi; questo mi ha sempre permesso di alternare al lavoro passeggiate infinite e corse nella natura. Qui in Scozia è ancora consentito uscire di casa per fare sport una volta al giorno, per cui ne approfitto per esplorare gli spazi verdi che Edimburgo ha da offrire. L’unica cosa diversa è che fino a qualche settimana fa avevo valigie da fare e da disfare costantemente e lavatrici infinite da fare. Nell’attesa di sfoggiare presto tutti i miei vestiti preferiti, in questi giorni alterno solo tuta e pigiami.


Enrica Crivello è stata un punto di riferimento per me quando ho deciso di fare sul serio con StyleNotes e iniziare a fare le cose per benino. Ho imparato tanto dai suoi video e dai contenuti di sito newsletter. Durante uno speech sulla comunicazione digital per le aziende che ho tenuto qualche tempo fa in un coworking della provincia milanese l’ho citata tra i casi studio presentati.

Creativi in Quarantena Enrica Crivello

Enrica Crivello


Cosa fai nella vita?
Per lavoro ho co-fondato e faccio funzionare Guido, una libreria di contenuti per imparare il marketing online in cui non ci sono trucchi né inganni, né scorciatoie. Su Guido offriamo formazione e consulenze a chi ha una piccola azienda (dal freelance alla PMI) e vuole migliorare il modo in cui la comunica online. In pratica passo le mie giornate a scrivere, girare video, produrre contenuti per il blog, fare call su Skype – e mi piace molto. Per passione cucio (sto imparando a suon di video su YouTube) e cucino torte a strati.

Dove stai vivendo questa quarantena? E con chi? Valgono umani, animali e piante.
A Torino: il primo mese a casa con gatto, cane, figlia di tre anni e marito, da martedì 14 in ufficio (abbiamo potuto riaprirlo per ordinanza regionale) ed è stato davvero bello tornarci e ritrovare la creatività e la concentrazione che i giorni a casa stavano spegnendo.

Riesci a lavorare?
Riesco a mandare avanti le attività necessarie ma trovare la concentrazione è difficile. Faccio tesoro delle poche ore che riesco a ritagliare e mi consento di non lavorare nei giorni in cui l’umore non lo permette: meglio stare in balcone a leggere un libro che davanti a un computer a fissare lo schermo senza riuscire a prendere mezza decisione sul da farsi. 

Sei una creativa solitaria o trovi l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivi questo periodo in relazione al tuo modo di essere?
Sono solitaria e introversa, se sto tutto il giorno con delle persone sento poi il bisogno fisico di isolarmi e di stare in silenzio. Il confinamento in casa con la mia famiglia ha rappresentato per me una dura prova. Sono sicura di aver imparato molto ma la mia creatività ne ha risentito: ho smesso di fare tutte le attività che normalmente mi divertono e danno sollievo (disegnare, cucire, cucinare), per di più con il senso di colpa che si esplicita nel ritornello «questo dovrebbe essere invece il momento buono per portare avanti progetti creativi».

Durante questo periodo hai scoperto qualcosa che credevi importante per te ma di cui ora hai capito di poter fare a meno?
Pensavo di non poter sopravvivere senza parrucchiere; ci vado spesso solo per tagliare la frangia, quando è lunga mi sembra di impazzire. Ho giocoforza scoperto che posso starmene anche con i capelli sugli occhi, per di più senza toccarli continuamente perché mi sto anche abituando a non toccarmi la faccia. È una piccola cosa ma mi sento una persona così equilibrata ora che non sclero più per la frangia lunga : ) 

Hai invece riscoperto qualcosa che avevi abbandonato o allontanato e ora che non puoi averlo senti che per te è importante?
Non avevo abbandonato ma avevo ritmi molto lenti, posati e pacati nella ricerca di una nuova casa, ricerca che a questo punto va avanti da un anno circa. Il giorno prima del lockdown abbiamo visto una casa per cui ci sarebbe piaciuto fare un’offerta ma poi non è stato possibile. Ero molto fatalista sull’argomento (capiterà quando deve capitare, eccetera); ora sento che cambiare casa è ancora più importante di prima, da qui in poi voglio fare passi molto più concreti per chiudere questa ricerca e trovare un posto che ci accolga con spazi adatti alle nostre esigenze. 

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
Quando ho saputo che potevamo riaprire l’ufficio e tornare a dividere lo spazio e il tempo del lavoro da quello della vita privata mi sono come sbloccata. Ho “attaccato” un cartamodello che tenevo chiuso nella sua busta da dicembre (questo), l’ho tagliato, ho capito come adattarlo alla mia taglia, ho fatto un lungo lavoro di prove, cuciture, scuciture, che per le mie capacità di principiante sembrava impossibile fino a pochi giorni prima. Improvvisamente era diventato digeribile, grazie a dosi di pazienza e di tempo inconsuete per i miei ritmi normali.  


Elena Maria Cito mi è apparsa la scorsa estate forse nelle Storie Instagram di un’altra persona e ho subito amato la sua idea delle torte con i fiori, oltre alla loro estetica delicata, io che di un fiore ho il nome e che probabilmente in una vita parallela li coltivo e li vendo.

Elena Maria Cito


Cosa fai nella vita?
Nella vita sono anzitutto una studentessa all’ultimo anno del corso magistrale di marketing e mercati globali in Bicocca a Milano. Parallelamente ai miei studi però, ad inizio 2016 ispirandomi ad una canzone che parla di margherite, ho decorato una torta con i fiori freschi e così ho avviato Tortecoifiori, un progetto che ruota attorno a cibo, musica, botanica. Organizzo piccoli workshop di cake design floreale, produco contenuti a tema food e lifestyle per grandi e piccoli brand, aggiorno il mio blog a metà tra diario e ricettario.

Dove e con chi stai vivendo questa quarantena?
Sto trascorrendo la quarantena con tutta la mia famiglia (i miei genitori, i miei fratelli e una gatta dispettosa) nella nostra casa nella periferia sud di Milano. Non trascorrevamo tutto questo tempo tutti insieme da anni!

Riesci a lavorare?
Trascorso un primo periodo di disorientamento, rabbia e non poca paura (vivo non lontana dall’ospedale Humanitas e le ambulanze, specie nel mese di marzo, erano un sottofondo continuo e preoccupante), ho imparato ad organizzare le mie giornate, dunque per quel che mi è possibile lavoro e studio senza troppe difficoltà. Tuttavia, gran parte della mia attività si fonda su occasioni di socialità (workshop, eventi, fiere…) e queste ultime sono state tutte annullate. L’isolamento quindi è un grosso ostacolo per me ma io ho deciso di sfruttarlo per ripianificare i mesi a venire e aggiustare il tiro. Tenermi mentalmente impegnata mi fa sentire al sicuro. E poi c’è tutto l’aspetto editoriale e creativo in senso stretto di produzione di articoli per il blog e di contenuti social che per fortuna procede e mi gratifica.

Sei una creativa solitaria o trovi l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivi questo periodo in relazione al tuo modo di essere?
La mia creatività certamente si nutre di tutto quello che mi circonda. L’esposizione a colori, rumori, insegne, cartelloni pubblicitari, persone eccentriche, chiacchierate illuminanti, tragitti in metropolitana o viaggi in treno, alimenta anche indirettamente la mia fantasia e dunque tutto questo mi manca molto. Mi rendo conto di ricercare di continuo, anche inconsciamente, questi input in altri modi, a casa: mi sto cimentando in molte tecniche creative che non conosco e che non padroneggio per il solo gusto di tenere viva l’immaginazione e quindi dipingo, ricamo, compongo collage, faccio il pane, realizzo qualche piccolo progetto grafico e scrivo, senza soluzione di continuità. Di fatto però la ricerca di ispirazione è per me solo il punto di partenza, dopo mi occorrono silenzio, concentrazione, solitudine e tempo per mettere a punto i miei progetti e devo dire che in questo senso la condizione di isolamento si sta rivelando molto proficua.

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
I concerti, indubbiamente. Sono quel tipo di persona che si sposta volentieri ed organizza anche interi week end fuori porta per la musica. Mi mancano molto e il pensiero di dovervi rinunciare ancora a lungo mi rattrista parecchio.

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
La formazione, direi. Ascolto diversi podcast imprenditoria o attualità, leggo molti articoli, guardo serie tv in lingua originale e in generale mi concedo del tempo per approfondire quello che non so. Imparare senza la fretta e i mille input quotidiani è una buona abitudine che vorrei mi accompagnasse anche dopo.

Come immagini il post-lockdown?
Non riesco a figurarmi una netta divisione tra quarantena forzata e ritorno alla normalità. Immagino che tutto avverrà in modo lento e graduale e che il distanziamento sociale esisterà ancora per un po’. Non lo so se #andràtuttobene e se manterremo per sempre questo spirito di solidarietà che si respira di questi tempi. Probabilmente ci abitueremo a questo ritmo nuovo. Credo faremo più caso ai gesti: gli sguardi, i primi nuovi abbracci e strette di mano saranno potenti e speciali. E tante cose, almeno all’inizio, le reputeremo superflue e ridondanti.

Come ti stai preparando al dopo (se lo stai facendo)?
Dopo un mese e mezzo in cui davvero non riuscivo a immaginare il dopo, ora inizio a
progettare una prospettiva. Come accennavo ad inizio intervista, sto ripensando a questo mio progetto di fiori e crema al burro e alla sua sostenibilità economica. Sui miei canali, specie sul mio profilo Instagram sto dando un poco più spazio a quello che ho studiato e che mi appassiona (il marketing e la comunicazione) e non è un caso: vorrei che in futuro le due cose convivessero e che Tortecoifiori fosse soltanto l’appendice di qualche cosa di più grande e ad ampio respiro, di cui sto provando a costruire le fondamenta. Per tante e tanti di noi questo può essere un momento buono per reinventarsi o coltivare qualche progetto abbozzato timidamente in tempi non sospetti. Come mi piace dire spesso: fioriremo.


Cristiano Carriero l’ho scoperto leggendo un libro di content marketing (di cui è co-autore), preso in prestito in biblioteca qualche anno fa per approfondire un paio di aspetti sul tema. Poi è venuto fuori che mi piace il suo modo di scrivere anche quando scrive di calcio e che vive in una zona delle Marche che conosco piuttosto bene. Una delle persone migliori per farmi e farvi raccontare cose in questo periodo.

Creativi in Quarantena Cristiano Carriero

Cristiano Carriero


Cosa fai nella vita?
Sono un creatore e un curatore di contenuti. Lo chiamano Storytelling ma a volte è un po’ riduttivo perché poi di fatto faccio molto di più. Per esempio ho fondato un’azienda che si occupa di formazione e intrattenimento digitale e si chiama La Content, sono il curatore della collana Web 2.0 di Hoepli, l’head dell’influencer marketing di Ad Mirabilia. Insomma, non mi annoio. 

Dove e con chi stai vivendo questa quarantena?
Sono  a Jesi, nelle Marche. Vivo qui da diversi anni con la mia compagna Eleonora e la stiamo vivendo con grande disciplina. Negli ultimi tempi viaggiavamo tantissimo, in settimana era tutto un fare valige per entrambi e devo dire che questo essere stanziali ha il suo perché. Se devo confessarti una cosa mi manca Bari, la mia città Natale, quella dove ho La Content. Ma in questa quarantena conta davvero con chi stai e come hai organizzato i tuoi spazi, più che la città. E noi stiamo bene, grazie a Dio. 

Riesci a lavorare?
Sinceramente sì. Sto lavorando molto, sarà un mio modo di reagire ai problemi da sempre. È stato così anche dopo la perdita di mia madre, mi sono buttato a capofitto sui progetti. Sono fortunato e privilegiato perché faccio un lavoro che si può fare da qualunque posto, ho la fiducia (che penso di essermi meritato) dei miei soci e dei vari committenti e quindi sono persino a riuscito a prendere qualche progetto extra rispetto a quelli che avevo in cantiere. La quantità di tempo che mi si è liberata non dovendo viaggiare, non dovendo fare speech e consulenze in aziende è vasta e non ho resistito alla tentazione – a volte pericolosa – di riempirlo. Sono sereno però e in questo mi aiuta anche avere degli spazi molto ampi in casa (il padrone di casa mi ha dato un piccolo monolocale sfitto e ci ho fatto uno studio, lo vorrei ringraziare) e una compagna altrettanto impegnata e innamorata del proprio lavoro. Poi la sera e nel week end ci prendiamo i nostri spazi. 

Sei un creativo solitario o trovi l’ispirazione in mezzo alle persone, uscendo, condividendo e facendo cose? Come vivi questo periodo in relazione al tuo modo di essere? 
Non mi sento un creativo, o meglio: io sono un creativo di fatica. Lavoro molto, scrivo fino a tardi, non aspetto ispirazioni, spesso le aggredisco. Amo stare tra la gente, mi piace, direi proprio che sono un mondano ma se mi chiedono di stare a casa prendo il positivo. Leggo, suono, imparo l’arte della pazienza. Scrivo molto. E faccio tante (troppe) call. Ecco, questa è una cosa che non mi fa impazzire di questo periodo! 

Durante questo periodo hai scoperto qualcosa che credevi importante per te ma di cui ora hai capito di poter fare a meno?
Non ne posso fare a meno ma adesso so che posso sopravvivere senza calcio. Non pensavo di farcela, giuro! Se ripenso che in passato soffrivo persino le domeniche con la pausa della nazionale, ora so che posso resistere anche mesi. Poi ho scoperto quanti vestiti inutili ho nell’armadio e che si può allestire una discreta palestra anche in casa.

Hai invece riscoperto qualcosa che avevi abbandonato o allontanato e ora che non puoi averlo senti che per te è importante?
Per fortuna no, non ho mai abbandonato ad esempio i libri, i film, la buona cucina. Però avevo completamente dimenticato cosa vuol dire stare a casa par una settimana di fila, figurasi per due mesi. Credo davvero che la pazienza sia la virtù che più di ogni altra ho riscoperto. Saper aspettare, saper impiegare bene il tempo, anche quello dell’ozio, perché è fondamentale capire che – spero – un’occasione così non ci ricapita e allora tanto vale viverla in modo costruttivo, ove possibile, chiaro.

Qual è la cosa, il luogo, la persona, l’attività che più ti manca della vita di prima?
Ho già risposto, Bari. Quando sarà possibile farò una passeggiata sul lungomare, dal Chiringuito al Palazzo della Regione e mi commuoverò. È scritto.

Stai riuscendo a fare qualcosa che hai rimandato a lungo magari per mancanza di tempo, approfittando di questa quarantena?
Non ci crederai, ma una dieta. Ho sempre dato la scusa ai tanti eventi mondani: aperitivi, cene fuori, eventi. Ecco, ora che questa scusa non ce l’ho, voglio vedere come me la cavo.

C’è qualcosa che tornerai a fare una volta tornati alla vita normale e qualcosa della vita di prima che invece eliminerai?
Voglio fare meno viaggi, sopratutto per lavoro. E meno valigie. Di desideri ne ho tanti ma adesso la priorità è capire cosa si potrà fare. In un mondo ideale mi piacerebbe non considerare più “fantascienza” tutto ciò che vedo nei film: gente che si abbraccia, sta insieme, va al ristorante, allo stadio o in spiaggia. Penso di aver espresso tutti i miei desideri. 

Come immagini il post-lockdown?
Mi fa un po’ paura. Non vorrei che tutto tutto ritornasse come prima. L’impazienza di molti mi spaventa. C’è sempre qualcosa che mi puzza quando penso che per molti la propria vita era perfetta e questo mi spaventa. Per il resto spero che si trovi presto un vaccino, è ciò che conta di più. 

Come ti stai preparando al dopo (se lo stai facendo)?
Lavorando, cercando di guadagnare adesso, pianificando un futuro migliore. Vorrei potermi addirittura fermare qualche settimana. E mi sto preparando, per default, come in una canzone di Lucio Dalla (“Mi sto preparando, è questa la novità”).

Secondo te cosa abbiamo bisogno di cambiare o cosa cambieresti?
Dobbiamo sforzarci di diventare più sinceri, più empatici e farlo anche dopo. Sennò verrà fuori la verità, ovvero che molti lo stanno facendo per moda e per opportunità adesso. Nei prossimi mesi avremo modo di vedere e valutare. 

Hai imparato qualcosa di nuovo su di te in questo periodo particolare?
Ho avuto la conferma che nelle difficoltà cerco sempre una chiave di lettura nuova. È una conferma che non mi aspettavo. 

Parliamo della tua casa. Come è cambiato il modo di vivere la tua casa in questo periodo in cui l’hai vissuta e ci hai vissuto 24/7?
Qui servirebbe un romanzo. Io fin da piccolo ho sempre detestato il concetto di “casa”. Vivevo in un complesso residenziale con un cortile, a Bari, e stavo sempre in strada. Crescendo ho girato molto, vivendo in affitto e non mi sono mai preoccupato della casa perché “tanto sto sempre fuori”. Devo dire che con il passare degli anni questa cosa è diventata quasi patologica ma io ci passavo sempre meno tempo. Due anni fa ho ereditato casa da mia madre ed ho iniziato a preoccuparmi degli spazi. Ho trasformato il vecchio salone di rappresentanza in uno studio ed ho provato un moto di orgoglio. Purtroppo non sono riuscito a usarlo in questa quarantena ma ci sarà modo. In compenso la casa dove viviamo a Jesi è diventata un posto molto più bello in cui vivere e lavorare. E non è detto che in futuro non decida di passare qui, comunque, un paio di giorni a settimana. L’ufficio ormai c’è! 


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Chi sono
Erica Ventura, fondatrice di StyleNotes.it, web writer, editor e blogger Amo il bello e provo a circondarmene in ogni aspetto della mia vita. Credo fermamente nell’utilità delle liste e che il mix vincente in ogni cosa sia composto da semplicità, equilibrio e un piccolo dettaglio a contrasto. La mia casa, il mio guardaroba e quel che metto nel piatto ne sono la conferma.

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